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UN PASSATO DI LEALTÀ

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Stagione 1935/36 la Roma, complice un’ambizioso mercato estivo, si candida come contendente allo scudetto. I giallorossi sono reduci infatti da una stagione che gli riconosce il miglior attacco, grazie al talento di Guaita e Scopelli; e con l’arrivo di Allemandi e Monzeglio anche la difesa acquisisce credibilità da primo posto.

Segnati però dal critico momento storico, a poche ore dall’inizio del campionato, gli attaccanti titolari della squadra, Guaita, Scopelli e Stagnaro, per paura di dover rispondere alla chiamata dell’esercito per la Guerra d’Etiopia, fuggono, lasciando così una squadra fortissima priva di un attacco da sogno.

L’inizio è dunque dei più difficili per la squadra capitolina che addirittura è costretta a schierare un terzino nel ruolo d’attacco. Soltanto spirito d’abnegazione, sacrificio, determinazione e voglia spingono la squadra verso le zone alte della classifica con un Bernardini che disputa probabilmente la migliore stagione della sua carriera e con un giovane Dante Di Benedetti che trascina la squadra a suon di gol.

Si arriva così a 4 giornate dalla fine con una classifica che vede i giallorossi al terzo posto a soli 2 punti dal Bologna; è il 19 aprile ed in programma c’è Brescia-Roma, con la squadra lombarda praticamente certa della retrocessione, ed è allora poco prima della partita che arriva l’indecente proposta al vicepresidente della Roma Manzolini da parte di un giocatore del Brescia di 3000 lire per agevolare la vittoria giallorossa; quando la proposta arriva a Bernardini questi si oppone fermamente, affermando di non scendere in campo qualora l’accordo si concludesse.

Quella partita finirà in pareggio, e la Roma arriverà seconda ad 1 sol punto dal primo posto.

Punto che è stato lasciato sul campo del Brescia.

Al giorno d’oggi, dopo lo scandalo Calciopoli, le storie di matchfixing sono considerate quasi normali in un meccanismo così economicamente importante come il mondo del pallone; ed è per questo motivo che ogni tifoso Romanista può guardarsi indietro ed essere fiero dei valori morali ed etici a cui gli uomini che hanno vestito questi colori non sono mai venuti meno, lasciando la maglia giallorossa una delle poche a non essere sporcata da questioni extracalcistiche.

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