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LA VIGILIA DELLA BATTAGLIA

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La gara più attesa e più temuta nella capitale è alle porte e nessuno sembra più stare nella pelle.

Sullo sfondo gli spalti gremiti di un Camp Nou più caldo che mai, che invoca la vittoria della competizione da parte dei suoi beniamini, in campo due squadre con obiettivi e tassi tecnici sicuramente differenti, ma entrambe provenienti da un cammino trionfale nella massima competizione europea.

DAVIDE CONTRO GOLIA

La Roma torna ad affrontare un quarto di finale di Champions League a dieci anni precisi dall’ultima volta, quando la Magica, nell’affrontare il Manchester United di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney, prima si illuse di poter sognare le semifinali, forte di una prestazione stratosferica nella gara di andata all’Olimpico coronata dalla vittoria per 3-1, per poi ricevere una sonora batosta all’Old Trafford, dove la sveglia suonò sette volte per gli uomini di Spalletti.

Il Barcellona, invece, si qualifica puntualmente, come in ogni edizione, ai quarti, intenzionato a tornare tra le prime quattro d’Europa, dopo essere stato fermato per due anni di fila a questo punto della competizione dall’Atletico Madrid prima e dalla Juventus poi.

I pronostici pendono tutti dalla parte dei blaugrana, ancora imbattuti in questa stagione, ancora in lotta su tutti e tre i fronti con il campionato ormai archiviato grazie al distacco di nove punti dalla seconda e con la qualificazione alla finale dalla Copa del Rey già raggiunta da tempo. Messi e soci, quindi, possono  permettersi di riversare tutte le energie a loro disposizione negli impegni europei.

 

NUMERI DA VERTIGINI

La forza dei catalani risiede sicuramente nel reparto offensivo, come dimostra il dato dei gol fatti in campionato: 76 reti messe a referto, solo il Real Madrid come loro, e con una coppia Messi-Suarez che non si è mai ripartita in modo così equo i gol. Entrambi gli attaccanti sono, infatti, in piena corsa per la Scarpa d’Oro, titolo che in due hanno detenuto già sei volte (due Suarez e quattro Messi).

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Cifre da capogiro, se si pensa che la squadra capitolina ha realizzato finora in campionato 26 reti in meno rispetto agli spagnoli. Dalla parte dei giallorossi c’è l’ottima solidità dal punto di vista difensivo trovata nella coppia arretrata Manolas-Fazio, con la diga De Rossi a far da guardia alla trequarti.

Il Barcellona, inoltre, nella gara di domani dovrà fare a meno del neo acquisto Philippe Coutinho, già utilizzato dal Liverpool in questa edizione del torneo, e che quindi non potrà scendere in campo a dar man forte al reparto avanzato. Valverde dovrà dunque “accontentarsi” di schierare Ousmane Dembelè, calciatore prezioso in fase di rifinitura, ma che ancora non ha messo in mostra tutte le sue qualità nella finalizzazione del gioco, essendo andato in rete solo una volta in stagione, proprio nella gara di ritorno dell’Ottavo di finale contro il Chelsea.

PRECEDENTI EQUILIBRATI

Non è la prima volta che i due club si affrontano. Sono quattro i precedenti, i quali danno un giudizio piuttosto equilibrato alla gara: una vittoria dei giallorossi, due pareggi e un successo dei blaugrana.

Un successo per parte, quindi, tutti e due schiaccianti. Alla memoria di molti va sicuramente il 6-1 con cui il Barcellona due anni fa liquidò la Roma, ma pochi ricordano una delle notti europee più magiche mai vissute all’Olimpico. Pochi ricordano di quando Emerson, Montella e Tommasi con tre reti facevano gridare di gioia Carlo Zampa, che nel frattempo aveva visioni celestiali, provocategli da una squadra che veramente aveva a che fare con gli déi. Era la Champions League 2001/2002, quella che la Roma affrontò da Campione d’Italia, da testa di serie. 3-0 il risultato finale, vittoria che non bastò ai giallorossi per passare il secondo turno della fase a gironi valevole per il passaggio ai quarti di finale, ma che rimane ancora oggi nell’immaginario collettivo dei più affezionati come uno dei trionfi più importanti della storia di questo club.

TURCO Sì, TURCO NO

No. Alla fine non Cengiz Under è riuscito a recuperare dal dolore muscolare rimediato durante la sosta per le nazionali a causa del quale era stato preservato nella sfida del Dall’Ara. Il giovane esterno resterà nella capitale, a riposo in vista della prossima sfida di campionato e, soprattutto, del match di ritorno. Sono partiti con la squadra, invece, Pellegrini e Nainggolan,  quest’ultimo fermatosi al quarto d’ora iniziale durante la sfida di sabato scorso, ma che ora è pronto per calcare nuovamente il terreno di gioco del Camp Nou due anni dopo l’ultima (tragica) volta.

Razionalizzare le forze è fondamentale, soprattutto in vista del susseguirsi di partite impegnative. Non sarà solo Barcellona, infatti, per Dzeko e compagni, ma anche Fiorentina e Lazio, con l’ultima gara che si presenta come un derby in grado di assegnare una buona fetta di qualificazione ai prossimi gironi di Champions League.

POTREBBE PIOVERE

Mi dispiace, ma non si tratta di una semplice citazione, dal momento che c’è un rischio non indifferente di precipitazioni su Barcellona nella serata di domani. La Roma dovrà quindi vedersela anche col meteo avverso in una gara già di per sè complicata e che il campo bagnato renderebbe ancora meno agevole di quanto lo è.

“Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere”. Sicuramente a  molti romanisti, nell’assistere al sorteggio ingrato toccato alla loro squadra del cuore, sarà venuta in mente questa celebre frase proferita da Frankestein Junior, non trovando nemmeno un punto debole agli avversari che la Roma sarebbe andata ad affrontare.

Tutti hanno maledetto almeno una volta Shevchenko nel momento in cui, estraendo la pallina contenente la scritta “As Roma“, faceva cadere nello sconforto tanta gente attaccata al televisore.

Questione di 10 minuti, quello romanista non è un popolo che le ha passate tutte. I tifosi giallorossi e la Roma stessa hanno superato batoste come il Roma-Lecce, Roma-Liverpool, la finale di Coppa Uefa Roma-Inter, Roma-Sampdoria, il 26 maggio, nonché le varie goleade subite proprio in Champions. Ha sopportato tante ingiustizie, su tutte il gol non convalidato a Turone in Roma-Juventus del 1982, un film che un po’ tutte le squadre della Serie A hanno visto, ma ha sempre trovato la forza di rialzarsi, di risorgere dagli smacchi più atroci.

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La Roma ha una corazza più solida di quella di altre squadre, e non è più abituata a leccarsi le ferite. Chelsea-Roma ne è un fulgido esempio. Nel momento in cui sembra tutto finito, la squadra più importante e più blasonata della capitale sfodera una prestazione che ne avvalora tali attributi e che la fa ergere ad un livello quasi superiore rispetto ai londinesi.

Il tasso tecnico, lo abbiamo già detto e ridetto, è inferiore, la Roma non ha il ben di Dio che i blaugrana possono schierare in campo, ma può avere la forza di non essere una paella per gli spagnoli. Può avere la forza per far vedere che il coraggio, la grinta, la determinazione, l’attaccamento alla causa possono essere componenti fondamentali nell’ambito di una partita.

“Io ci ho provato” non vuol dire “l’importante non è vincere, ma partecipare”, quanto piuttosto “l’importante è vincere, e ho provato a farlo, ma non ci sono riuscito”. Questo dev’essere l’obiettivo degli uomini di Di Francesco: provarci. Provarci perché lo merita chi in questa società decide di passarci una carriera intera, per chi per questa squadra dà la propria vita e il proprio tempo, per chi la seguirebbe anche in capo al mondo, senza smettere mai di cantare.

Il dado è tratto, il Rubicone è stato attraversato e ci si è spinti molto più a ovest, fino alla Spagna (altro che aquila imperiale). Tutto è pronto, i battiti vengono accelerati per poi rallentare, l’orologio macina le ore che ci separano dalla sfida e dal destino. Chiunque può dire di farlo, in pochi ci riescono.

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