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APOTEOSI ROMA

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La normalità impone in ogni ambito una scala gerarchica, che classifica diverse situazioni come delle Imprese.

La Roma calcistica di imprese ne ha vissute poche, troppe poche per una piazza che parla, respira e vive solo di calcio giallorosso.

Roma-Barcellona, si presentava come la più grande impresa che la storia ci abbia mai messo davanti, ribaltare un 4-1 dell’andata, -seppur immeritato- sembrava impossibile alle menti più razionali, contro gli esperti della Remuntada, la squadra più forte d’Europa, con il calciatore più forte al mondo.

I meriti del Mister

Dopo un’intera annata ossessionata dal 4-3-3, la rivoluzione delle gerarchie, inizia dallo stravolgimento della formazione, che cambia in parte negli uomini ma soprattutto nel modo di scendere in campo.

Un atipico 3-4-3 viene disegnato dai giallorossi, con Manolas, Fazio e J.Jesus a difendere la porta di Alisson; con un De Rossi a fare da collante tra i reparti affiancato da Strootman mentre Florenzi e Kolarov più liberi di muoversi lungo tutta la fascia; davanti Schick si affianca ad Edin Dzeko, con Nainggolan nel ruolo ibrido che Di Francesco gli cuce addosso, trequartista quando si attacca, esterno di sinistra per pressare in fase di non possesso.

Pronti via, la Roma c’è

Se ci si chiedeva come le due squadre avrebbero potuto approcciare al match, la risposta la si ottiene subito.

Un Barcellona a ritmi bassi, una Roma indemoniata.

Pressing alto, grande corsa, e sopratutto tanta qualità nelle giocate; perché è proprio la grande qualità che permette ai giallorossi di passare in vantaggio dopo soli 6 minuti, con un’apertura tottiana, di De Rossi -monumentale per tutti i 90′- che trova Dzeko; controllo, tiro, 1-0 per noi.

I 60’000 dell’Olimpico impazziscono, la Roma c’è, il Barcellona no.

Continua così per tutto il primo tempo dove gli unici spauracchi per Alisson arrivano da calci da fermo che Messi manda a lato non di poco, chiarendo a tutti, se ancora ce ne fosse stato il bisogno, che a questo Roma-Barcellona non interessa niente delle normali gerarchie.

L’impresa si concretizza

Ne servono altri due, non è facile e la Roma nel primo tempo ha speso tanto dal punto di vista fisico.

Ma non c’è storia, la ripresa continua a parlare solo giallorosso.

Al 58esimo Dzeko viene steso in area, in modo netto da Piqué -che sognerà il bosniaco per molte notti a venire-, giallo per il numero 3 blaugrana, rigore per la Roma.

Sul dischetto, il capitano Daniele De Rossi, che bacia la palla, e che con freddezza batte Ter stegen, 2-0 per noi.

L’Olimpico è una bolgia, il Barcellona capisce che qualcosa non va, ma se ne accorge troppo tardi, in campo non c’è, abbozza una reazione che non crea nulla, davanti pressa in modo solitario, dietro traballa clamorosamente.

Minuto 82 sul cronometro, calcio d’angolo di cui si incarica Cengiz Under -entrato per un ottimo Schick– che trova al centro dell’area Kostas Manolas, il greco impatta il pallone come meglio non avrebbe potuto, Ter Stegen può solo osservare, 3-0.

Il tifoso giallorosso entra in uno stato psico-fisico che classificare come impazzito sarebbe riduttvo.

La Roma resiste, la Roma vince, la Roma scrive una pagina di storia.

Noi Siamo La Roma

Rimonta completata, Barcellona eliminato, Roma in Semifinale di Champions.

E allora per una notte, la gerarchia si fa da parte, la razionalità lascia spazio all’impresa impossibile e tutti noi ne facciamo parte.

Abbracci, lacrime e urla di gioia per una serata perfetta e che era soltanto da aspettare, e quale migliore occasione della Champions, per pensare

“Sotto un manto di stelle, Roma bella m’appare”

 

 

 

 

 

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