Home In evidenza E ALLA FINE ARRIVA EDIN: BOLOGNA ROMA 1-1

E ALLA FINE ARRIVA EDIN: BOLOGNA ROMA 1-1

23
SHARE

Roma inchiodata sul pareggio da un Bologna che, senza troppe pretese, guadagna il secondo punto consecutivo contro una big (dopo il pareggio all’Olimpico contro la Lazio), e ne fa perdere due preziosissimi ai giallorossi.

Il rossoblu non è certo il blaugrana del Barcellona, ma gli uomini di Di Francesco hanno ugualmente fatto una grande fatica a riagguantare una partita che sembrava dovesse essere decisa da un singolo episodio.

SQUADRE RIMANEGGIATE

La Roma arriva alla sfida del Dall’Ara sotto il segno di due assenze importanti, nonchè forzate, ovvero quelle di Under e Pellegrini, entrambi fermati da guai muscolari e preservati in vista della gara europea di mercoledì.

Tali mancanze costringono Di Francesco a schierare i migliori undici che gli sono rimasti, con un avvicendamento importante, già effettuato in diverse gare: Schick parte titolare per far rifiatare Dzeko.

La rosa di Donadoni non è in condizioni migliori di quella del tecnico abruzzese. Su tutti spicca il problema riguardante il portiere: la squalifica di Mirante e l’infortunio di Da Costa, spingono il terzo portiere, Santurro, a partire titolare. Per l’estremo difensore classe 1992 si tratta dell’esordio in Serie A, nonostante non sia mai sceso in campo nemmeno in cadetteria.

PRIMO TEMPO MALEDETTO

La partita inizia con i giallorossi che tentano di avere il pallino del gioco in mano. La chiave tattica sembra risiedere, manco a dirlo, in Radja Nainggolan, che raddoppia sull’esterno di destra in fase difensiva, ma lavora tra centrocampo e attacco nella manovra opposta.

I primi due interventi della gara danno quei cinque minuti di gloria, che in fondo tutti meritano, al debuttante Santurro, il quale prima devia in angolo una conclusione di prima di Schick, e poi sul conseguente corner risponde con un pronto riflesso ad un colpo di testa di De Rossi.

Al 17′ minuto Nainggolan si stende a terra, cosa che succede  di rado. Si tocca la coscia e chiede il cambio, non ce la fa, per ora. Al suo posto entra Gerson, l’unico centrocampista dinamico a disposizione di Di Francesco.

Un minuto dopo, la Roma sbanda, concedendo al Bologna una rete evitabile e fortunosa. Cross rasoterra di Palacio dalla destra, palla sui piedi di Poli, che prima si vede sbarrare la strada da Gerson e poi colpisce malissimo il pallone. La sfera viene raccolta da Federico Di Francesco che scarica su Pulgar, il quale fa partire un diagonale rasoterra che non lascia scampo ad Alisson.

E’ un vantaggio per cui i giallorossi hanno molto da recriminare  con il direttore di gara Irrati. Sulla ribattuta di Gerson alla conclusione di Poli, infatti, si vede che il centrocampista tocca la palla con il braccio largo. Irrati effettua il cosiddetto Silent Check, senza però controllare il Var, e conferma la sua decisione che, quantomeno, resta decisamente discutibile.

L’orologio gira, la Roma attacca, ma ciò che succede su un calciò d’angolo dà la dimostrazione dell’essenza maledetta di questa partita; sul cross si avventa Schick, che non devìa in maniera precisa, sulla traiettoria del pallone c’è Strootman che non deve far altro che toccare il pallone e metterlo in rete dalla distanza di un metro. Tuttavia, non si sa come nè tantomeno perché, l’olandese colpisce un palo clamoroso, che fa rimanere di sasso tutti i presenti, bolognesi compresi.

 

La Roma non ha punti di riferimento. Schick non dà profondità, nè arretra per aiutare la manovra offensiva e nessuno, a parte Perotti, si prende la responsabilità del dribbling e dell’ uno contro uno. El Shaarawy è un oggetto misterioso all’interno della partita, mai realmente pervenuto. De Rossi perde una quantità industriale di palloni, dopo aver tenuto bene la regia del gioco nelle battute iniziali.

DAI, ENTRA

Al 61′ Di Francesco capisce che è arrivato il momento di cambiare. Chiama a sè Edin. Sarebbe logico sostituire Schick, ma vuole vedere se il ceco riesce a combinare qualcosa con una punta affianco, come aveva dichiarato in un’intervista. Ad uscire è El Shaarawy, con Gerson che viene spostato sulla fascia destra e la Roma che si dispone in un 4-2-4 ultra-offensivo.

Con Dzeko la partita cambia, la Roma sale e trova più spunti. Schick diventa sempre di più un intralcio nel raggio d’azione del bosniaco. Tutte le azioni della Roma sono prodotte dalla fascia sinistra, in cui troneggia il binomio Perotti-Kolarov.

Alla fine il gol arriva, con Perotti che semina il panico sulla fascia stretta e mette un cross sul primo palo su cui Dzeko ruba il tempo a tutti, Santurro compreso.

E’ il marchio di fabbrica, l’ennesimo distintivo del numero 9 giallorosso, sempre decisivo e carico come non mai. Uno dei migliori nel suo ruolo della storia di questo club, lo dimostra partita dopo partita, e guai a chi prova a dire il contrario, sarà prontamente smentito dal diretto interessato.

L’ingresso di Defrel è pleonastico, ma non inutile. Il francese si rende protagonista di un’ottima occasione in cui penetra in area e mette in mezzo un pallone su cui Schick, manco a dirlo, non è pronto.

Perotti e Kolarov continuano a mettere palloni su palloni in mezzo, ma il Bologna porta il pullman della squadra dal parcheggio antistante al Dall’Ara, all’area di rigore di dominio emiliano.

L’ultima grande occasione passa per i piedi di Defrel, che si avventa su una palla vagante in area in seguito ad una pessima uscita (l’ennesima) di Santurro, ma la sua conclusione viene murata inesorabilmente.

Nulla da fare, a Bologna finisce 1-1. Sono due punti buttati, che fanno sì che la distanza con le inseguitrici si riduca, in particolar modo quella con l’Inter, vincitrice sul Verona.

Gerson per nulla intraprendente, Schick incomprensibile ed oltremodo irritante, El Shaarawy tremendamente discontinuo, Strootman assurdo, Perotti incontenibile, Dzeko essenziale. Chiudendo il cerchio, sarebbe questo il riassunto della gara.

 

POLVERE ALTA

Il Camp Nou e le fiere che lo abitano aspettano i giallorossi. Alle bestie spietate ed assetate di sangue si risponde solo con lo spirito del lupo, del branco. La fame è tutto in certi frangenti. Essere sazi vuol dire non avere nulla per cui lottare, vuol dire essere paghi, vuol dire non avere ambizioni.

Capire i propri limiti non corrisponde al limitarsi, sapere ciò a cui si va incontro non è vivere nella paura. La Champions League trasuda storia, è l’anima stessa del calcio europeo. Gli esempi dei titani che sono caduti non si contano, così come innumerevoli sono i Davide che, con la fionda della speranza e della tenacia, hanno fatto fuori i temibilissimi Golia.

-3, ora più che mai, petti d’acciaio, astuzia e core.

Commenta